BannerSmall3.gif

  italiano   english   deutsch   español  
Home
Crespi d'Adda
Contatti
Link
Download
Virtual Reality
Trasporti
 

Architettura e Urbanistica

 
Crespi d'Adda
Gioiello dell’Archeologia Industriale
L'idea si fa paese
La famiglia Crespi
Architettura e Urbanistica
Il villaggio e le abitazioni
I Servizi
Patrocinio UNESCO
I paesi limitrofi
Dintorni
Una visita a Crespi d'Adda
Bibliografia
Fotogallery
Convegno - Crespi d’Adda: risorsa per lo sviluppo locale
Trasporti
News: Architettura e Urbanistica



planimetria.jpg

La progettazione architettonica ed urbanistica del villaggio e della fabbrica (tranne il primo nucleo del reparto filatura, opera dell’ing. Angelo Colla), fu affidata all’arch. Ernesto Pirovano. Per circa cinquant’anni Pirovano, coadiuvato dall’ing. Pietro Brunati, ha curato e diretto i lavori per la realizzazione del villaggio.

L’assetto urbanistico del villaggio è caratterizzato dalla presenza della fabbrica, che si sviluppa lungo l’asse viario principale, occupando la zona occidentale affacciata sull’Adda. Accanto alla fabbrica si trova la villa padronale di stile neomedievale che, con la sua torre, si erge maestosa ed imponente sopra la borgata.


MedicoParroco.jpg
Le case del medico e del cappellano, poste a nord dell’abitato, sono separate dal resto delle abitazioni e sorgono su un’altura, quasi a sottolinearne il primato morale e spirituale sopra ogni altro interesse.

La chiesa, le scuole, il teatro e quasi tutti gli altri servizi sociali messi a disposizione dalla famiglia Crespi, sono disposti nella parte centrale del villaggio, attorno a cui si sviluppano le lunghe file di case operaie ben allineate, divise da orti e giardini.

Gli isolati di case sono separati da una maglia regolare di strade parallele, quasi ad indicare l’importanza dell’ordine e del rispetto delle cose che Crespi voleva trasmettere ai suoi lavoratori.



Decorazioni+.jpg
Le decorazioni in mattoni a vista degli edifici contribuiscono ad abbellirli e ad uniformare l’aspetto visivo del villaggio. In particolare, i prospetti della casa del medico e del cappellano, presentano: ghiere in cotto sopra le finestre, “greche” appena al di sotto dei tetti e marcapiano in mattoni che corrono lungo le facciate. Originariamente, anche le finestre e le porte delle case operaie erano contornate da laterizi e le loro facciate presentavano i tipici marcapiani, decorazioni che sono state cancellate dopo l’allontanamento dei Crespi dal villaggio.






Shed.jpg
I capannoni “a shed” dello stabilimento sono ingentiliti, oltre che dai contorni in laterizio, da fregi con stelle ad otto punte, mentre le finestre sono arricchite da rosoni in cotto. La palazzina che ospita gli uffici della direzione della fabbrica è ancor più ricca di questo tipo di elementi decorativi. Così come la progettazione delle ville dei capi-reparto e dei dirigenti d’azienda non ha centellinato su ornamenti in diversi materiali. Queste ville si trovano verso sud, nella zona più appartata del paese.







Cimitero.jpg
All’estremità meridionale del borgo, al termine dell’asse viario principale, si erge il cimitero, quasi a simboleggiare l’ultima tappa del viaggio terreno di coloro che abitano nel villaggio. Fu progettato nel 1896 da Gaetano Moretti: questo architetto progettò, inoltre, (su commissione di Crespi, che voleva incrementare la produzione d’energia elettrica per la propria fabbrica), anche la centrale elettrica Taccani a Trezzo sull’Adda, capolavoro liberty dei primi anni del Novecento.
Le Casette Operaie
Casetta-Operaia-Bordo.jpg
Le casette ad uno o due ingressi fatte costruire da Silvio Crespi per i suoi dipendenti sono circa cinquanta.
Quelle a due entrate servivano a due famiglie, di cui ognuna godeva quattro camere, formanti per se stessa una piccola casa completa. Quelle ad una sola entrata erano dotate di una scala che dava accesso ad otto locali. Secondo la consistenza dei nuclei familiari, alloggiavano da una a tre famiglie (questo era il numero massimo consentito).

Le stanze, all’interno, erano molto alte: circa 3,50 m. ; inoltre tutte erano dotate di ampie finestre per fare in modo che nelle case entrassero il più possibile sole e aria, assolutamente necessari, per il Sen. Silvio Crespi, alla salute degli operai.
I servizi igienici erano costruiti all’esterno del fabbricato ed erano dotati di una turca e di un lavandino. Un’altra casupola poco distante dalle case serviva come legnaia e pollaio.
Tutt’intorno alle palazzine, delimitati da appositi steccati costruiti in legno e con le “regge” di legatura delle balle di cotone, vi erano gli orti e i giardini che ancora oggi sono coltivati e curati dai residenti. Al tempo in cui i Crespi ne erano i proprietari, gli operai facevano a gara per tenerli ordinati e puliti. Era stata persino costituita un’apposita commissione con l’incarico di ispezionarli periodicamente e di redigerne una graduatoria. Alla fine dell’anno venivano premiati quelli ritenuti migliori.
Era un modo intelligente di proporre agli operai come occupare il tempo libero, spronava gli abitanti a tenere in ordine la propria casa anche esternamente per dare un aspetto grazioso a tutto il villaggio.

Le case venivano assegnate agli operai dipendenti ed il contratto di locazione era limitato al periodo di permanenza degli stessi all’interno della fabbrica. Al termine del rapporto di lavoro avrebbero dovuto – per contratto – lasciare libero l’appartamento; ciò non è mai successo, perché le famiglie hanno sempre avuto anche un solo membro occupato in fabbrica.
Criterio di assegnazione era mettere in un unico caseggiato famiglie parenti o amiche tra loro, affinché si usassero reciprocamente i maggiori riguardi, facendo altresì in modo che i membri impiegati in fabbrica facessero gli stessi turni di lavoro: in tal modo si evitavano disagi alle famiglie.
Il canone di locazione, comprensivo di luce, acqua e gas, era assai equo: possiamo paragonarlo ad un terzo di quello che pagavano gli inquilini delle case dei paesi limitrofi. Era corrisposto mediante una trattenuta sulla busta paga quindicinale.
Uno sconto veniva concesso alle famiglie numerose o in difficoltà e a quegli operai che sul lavoro si mostravano attivi e diligenti.

I rapporti tra il datore di lavoro e i dipendenti erano buoni: sia gli uni che gli altri, nonostante sia passato oltre mezzo secolo da quando i Crespi hanno lasciato la borgata e le generazioni siano cambiate, conservano ancora un buon ricordo e tanto reciproco affetto.
Le stesse signore Crespi, quando dimoravano in “villa”, specialmente durante il periodo estivo, visitavano gli ammalati e le persone anziane e non lasciavano mancare alcunché alle famiglie in difficoltà.

L’opera di costruzione del paese si protrasse per diversi anni. Il villaggio, così come lo si vede ora, venne ultimato negli anni ’30. Nel 1928, quando venne solennemente celebrato il cinquantesimo anniversario della fondazione dello stabilimento, il villaggio era quasi completo!
Le Ville
Il cimitero si distacca dal complesso architettonico del paese, creando, con l’imponente mausoleo, un senso di soggezione e di mestizia. Sembra voler rimarcare la potenza dell’impero e l’umiltà e le povertà dei sudditi che giacciono ai piedi dei “grandi” in atto di servitù, simboleggiate dalle umili lapidi poste nel prato antistante il mausoleo. Ciò che traspare, però, non rende onore a Silvio Crespi, che, grazie al culto che nutriva per l’uomo e la famiglia, con i suoi operai e dipendenti si è comportato in maniera decisamente diversa.
... dei Capi-Reparto
VilleCapiReparto.jpg
• Le ville dei capi-reparto:
Costruite tra il 1925 ed il 1930, le cinque villette dei capi-reparto, costruite in una zona più isolata, si differenziano da quelle degli operai per lo stile architettonico, per l’articolazione volumetrica e per la ricchezza di elementi decorativi.
Le villette erano abitate, come quelle degli operai, da due o tre famiglie secondo la consistenza dei nuclei familiari che le abitavano.
... e dei Dirigenti d’Azienda
VilleDirigenti.jpg
• Le ville dei dirigenti d’azienda:
Le ville dei dirigenti d’azienda sono in tutto otto, diverse l’una dall’altra e situate in zone alquanto isolate; la loro particolare architettura riflette lo stile anglosassone. Sono state costruite con diversi materiali: una di esse è costruita con graniglia martellinata, altre in pietra viva e “ceppo dell’Adda”.
Tra queste vi è anche la villa del direttore generale dello stabilimento, che si differenzia dalle altre per un terrazzo-porticato in legno che separa l’abitazione vera e propria da una dependance.
Tutte queste ville sono circondate da bellissimi giardini, somiglianti a piccoli parchi.
La data della loro costruzione viene fatta risalire agli anni tra il 1925 e il 1930.






La "Villa" Padronale
Castello.jpg
La “villa” padronale, che riecheggia lo stile medievale del XIII secolo, copre un’area di 700 metri quadrati. Presenta due torri: una a cuspide, dell’altezza di cinquanta metri dalla quale – attraverso i suoi “belvedere” – si può godere del magnifico panorama dell’Adda, dalle prealpi lecchesi e bergamasche alla pianura lombarda, e l’altra, di minore altezza, terminante a terrazza, contenente il serbatoio per l’acqua.
Esternamente la villa ha il piano terreno rivestito di “ceppo dell’Adda” e la parte superiore di laterizi a vista. I contorni delle finestre e dei loggiati sono in mattoni sagomati di diversi colori e in terracotta scolpita e smaltata. Per formare contrasto di colore con la terracotta vennero largamente unite le pietre di Saltrio, di Mapello e di Verona per i capitelli, i davanzali, le spalle e le gradinate e una serie svariatissima di marmi a colori per le circa ottanta colonne delle bifore e dei loggiati.
Vi sono poi alcune parti in cemento per sfondati e riquadri con motivi frequentemente ripetuti. La policromia esterna è completata da pitture a fresco, da mosaici di Venezia e da altorilievi in marmo di Carrara. I serramenti sono ornati da dorature, bronzi e ferri battuti ricchi di intagli.
Le sale interne erano circa quaranta. Serviva da disimpegno un grandioso atrio di 100 metri quadrati di superficie, comprendente tutti i piani della casa, circondato da loggiati con ricca decorazione ad intagli e a colori, coperto da un doppio lucernario a vetri istoriati.

Il progetto e la direzione dei lavori per la parte decorativa sono stati affidati all’arch. Ernesto Pirovano, la parte strutturale, invece, all’ing. Pietro Brunati.

Tutt’intorno vi era un bellissimo parco, curato da un apposito giardiniere.

Le vicende di questa villa sono riconducibili a quelle dell’intero villaggio e si possono così riassumere:

• venne abitata dai Crespi dal 1892 (data di costruzione), specialmente durante il periodo estivo, sino agli anni ’30;

• dall’anno 1936-37, quando le sorti dell’azienda e dell’intero villaggio vennero affidate alla S.T.I. (Stabilimenti Tessili Italiani), la villa venne adibita a sede della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) ove venivano addestrati i giovani candidati a dirigere le sorti del fascismo allora imperante;

• durante il periodo della guerra 1941-45 divenne sede del Comando di una compagnia militare dell’autocentro ed il parco circostante adibito a posteggio di macchine militari;

• negli anni ’60 divenne sede provvisoria della Scuola Media Inferiore del comune di Capriate S.Gervasio;

• dall’inizio degli anni ’70, dopo la messa in liquidazione della “Rossari e Varzi”, venne acquistata da un privato, tuttora proprietario dello stabile.

È naturale che, in questi periodi di successione, la villa abbia subito al suo interno diverse trasformazioni ed il mobilio sia andato disperso.

© Tutti i diritti riservati

 
Login:
Pw:
 
  Crespi d'Adda > Architettura e Urbanistica

home | registrazione | ricerca | rssfeed | credits