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Per riuscire a cogliere realmente l’essenza della società del villaggio, è necessario avere la possibilità di confrontarla con lo standard di vita diffuso all’epoca nei paesi limitrofi. Il nostro punto di vista è infatti forzatamente deviato dal naturale raffronto con la società odierna. L’elevata qualità della vita di cui godevano gli abitanti di Crespi è, se paragonato a quello dei loro contemporanei, decisamente superiore e sicuramente molto diverso. Per permettere all’osservatore moderno di cogliere, anche se necessariamente in misura limitata, le peculiarità del villaggio, proponiamo una messa a confronto fra testimonianze d’epoca di abitanti di Crespi e di residenti nelle attigue Capriate e San Gervasio (allora due comuni distinti).
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La nostra era una vita grama, fame sporcizia e tanta miseria. Giuseppe Carminati, nato a San Gervasio nel 1929.
Qui era bello, qui si viveva in un’altra maniera, Daria Bacis, nata a Crespi nel 1900.
Qui era un paradiso Aldo Villa, nato a Crespi nel 1924.
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La scuola era un teatro: eravamo oltre 30 bambini d’età diversa. Poteva capitare di essere in classe con alunni anche di quattro, cinque anni più grandi. Potete immaginare il caos.
Per mantenere la disciplina infatti, la maestra ci picchiava con un ramo di salici.Avevamo un quaderno a righe, uno a quadretti, una matita ed un pennino, ma per una famiglia numerosa anche quelle erano spese eccessive.
La scuola era bella, ma c’era molta disciplina. Prima si andava all’asilo, dai tre ai sei anni, ma c’era anche l’asilo nido. Si andava a scuola dalle otto e mezza fino a mezzogiorno e poi nuovamente dalle tredici e trenta alle sedici. Tutto veniva pagato dai Crespi, anche i libri e i quaderni
Daria Bacis
La nostra preparazione scolastica era decisamente superiore a quella degli altri alunni. Infatti noi non abbiamo mai avuto problemi, nemmeno nel proseguire le scuole. Emilio Colombo, nato a Crespi nel 1924

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